Queste sono le ore più concitate. Incastrare gli arrivi di tutti i registi, gli ospiti ed i giurati è l’ultimo step prima dell’inizio del festival previsto per domani mattina.
Ma il bello è che non si perde mai occasione di interrogarsi su qualcosa quando si parla con gente di questo spessore.
E ieri, tra un indirizzo di hotel ed un numero di telefono del taxi, ci siamo concessi un momento di approfondimento con Gianni Cannizzo che regalerà a Taranto e al nostro festival l’anteprima del suo film.
Visto da vicino nessuno è normale” così Roberta Torre ha sintetizzato il suo lavoro con attori e pazienti. E tu condividi lo stesso pensiero?
Certamente non posso che condividerlo. “Visto da vicino nessuno è normale” è una frase di Franco Basaglia che è stata inserita da Roberta Torre nello spettacolo Insanamente Riccardo III per lo straordinario messaggio che veicola e come omaggio a questo grande personaggio che tanto ha fatto per la psichiatria in Italia.
Da subito la frase è divenuta un po’ il nostro motto.
Ciò che bisogna sapere è che per questo spettacolo la regista ha scelto di lavorare con una compagnia mista cioè composta in parte da attori professionisti ed in parte da pazienti psichiatrici o come lei preferisce distinguerli “attori impazienti” ed “attori pazienti” . Quest’ultimi sono gli assoluti protagonisti, lo spettacolo è stato cucito su di loro. Lavorare con loro e poterli conoscere ci ha portato giorno dopo giorno a riflettere sul concetto di “normalità” un concetto a dir poco sfuggente, direi quasi fumoso e quindi grazie a loro posso dire che certamente visto da vicino nessuno è normale.
Durante lo sviluppo di questo progetto e delle riprese, sei rimasto sorpreso da qualcosa in particolare?
In questo spettacolo il mio ruolo è stato doppio infatti prima di diventare regista del documentario “Viaggio con RiccardoTerzo” ho lavorato come aiuto regia, un lavoro che mi ha messo a stretto contatto con gli attori. Molti dei pazienti psichiatrici non avevano mai intrapreso nessuna attività teatrale e si ritrovavano così catapultati in un’attività assolutamente inedita che li riempiva di ansie e paure. Ciò che mi ha stupito è stata l’evoluzione che queste persone sono state capaci di fare in un tempo comunque breve. Si può parlare di almeno due aspetti sorprendenti e cioè quello “artistico” e quello “clinico”. Artisticamente grazie al lavoro di Roberta Torre che con sensibilità li ha guidanti lungo un percorso creato per loro e con loro sono stati capaci di liberarsi dalle inibizioni e dalle catene che spesso non ci permettono di esprimerci pienamente divenendo replica dopo replica sempre più padroni della scena, alcuni di loro addirittura facendosi notare per delle doti recitative di spessore. Dal punto di vista clinico parallelamente gli psichiatri ci informavano di miglioramenti davvero oltre le più rosee aspettative. Questa doppia anima mi interessò a tal punto che quando ci invitarono all’Edge Festival che si svolgeva a Milano e più precisamente al Piccolo Teatro decisi di comune accordo con Roberta Torre di lasciare il mio ruolo d’aiuto regia per armarmi di macchina da presa e filmare questo strordinario viaggio.
Pensi che questo tipo di lavoro possa abbattere le barriere culturali legate alla diversità?
Per rispondere a questa domanda devo prima fare una dovuta precisazione. La presenza di pazienti psichiatrici nella compagnia non era legato ad un tentativo di fare teatro-terapia o altre tipologie di arte applicate alla medicina. L’operazione fatta da Roberta Torre è stata sian dall’inizio un’operazione prettamente artistica. Ciò che ne è conseguito anche da un punto di vista clinico è stato se vogliamo una conseguenza del buon lavoro svolto e delle caratteristiche intrinsicamente positive proprie del teatro. Detto ciò certamente un lavoro come Insanamente Riccardo III può essere un’efficace ariete capace di rompere le barriere culturali che ancora oggi sono presenti ed ingombranti.
Taranto è la città che hai scelto per l’anteprima nazionale. C’è un motivo particolare?
Devo confessare di non essere mai stato a Taranto. Con questa città ho una storia d’appuntamenti mancati. Per anni la mia famiglia ha fatto dei viaggi in Puglia visitando tra le altre anche Taranto ma ogni volta capitava qualcosa che mi impediva di partire. La presenza di Roberta Torre come presidente di giuria e la curiosità di scoprire questa città e la Puglia sono stati sicuramente i due fattori che più mi hanno convinto che il Premio Marcellino de Baggis potesse essere il luogo ideale per presentare in anteprima il mio documentario.
Sabato 3 ottobre alle 20.45 vi aspettiamo a Palazzo Pantaleo.
