Intervista a Ruggero Sintoni

Ruggero SintoniLei è un uomo di teatro, ha fondato l’Accademia Perduta Romagna Teatri, ma c’è un’aspetto del cinema del reale che l’affascina? Se si, quale?
Mi intrigrano e mi affascinano tutte le opere che sono capaci di restituirci verità o conoscenza.
Tutte le arti possono avere questa funzione; è solo una delle tante, ma è quella che affrontiamo in questo momento di cinema documentario. Mi piace molto quel cinema che, prevaricando la cronaca, diventa impegno civile e coscienza critica. Il nostro tempo ed i suoi strumenti audiovisivi sono strapieni di informazioni, ma diversa è la conoscenza di cui tutti abbiamo necessità. il caso dell’attentato all’11 settembre è emblematico: radio, televisioni, satelliti, internet e quant’altro ci mostrarono a pochi minuti dal disastro quanto era accaduto; nonostante tutti sapessimo tutto, a tutt’oggi non abbiamo ancora capito. Sappiamo, ma non conosciamo.
Ha “debuttato” come produttore cinematografico con i documentari di Roberta Torre, “La notte quando morì Pasolini e “itiburtinoterzo”.
Quali sono i motivi che l’hanno spinta ad investire in questo progetto?
In realtà, io e Roberta Torre, stavamo prendendo appunti (alla maniera di Roberta, ovvero per immagini…)per uno spettacolo teatrale con Claudio Casadio, che affrontasse, il peso di chi si trova sulle spalle un’eredità non cercata e Pelosi, “la rana”, ne era esempio emblematico.
La Torre, che non è regista di superficie, ma che per consegnari un’estetica autentica e originale, aveva avuto curiosità e necessità di incontrare decine di volte Pino Pelosi, propose di mettere “in immagini” il suo racconto e lo riprese nelle anguste cantine del palazzine della madre dove c’erano anche oggetti della sua infanzia fra cui il triciclo. Ma c’era anche la necessità di presentare e raccontare “nuovi” ragazzi di vita, quelle delle generazioni successive a Pelosi.
Cosi sono nati questi due docufilm che da Locarno in poi hanno fatto il giro del mondo nei festival più importanti, ma che hanno riportato nuovamente all’attenzione dell’informazione una delle vicende più oscure e tristi che ha fatto morire uno degli Artisti più grandi del secolo scorso.
Sta portando avanti altri progetti cinematografici ? Che difficoltà incontra nella distribuzione?
Da “La notte quando morì Pasolini” e “itiburtinoterzo” è nato tra me e Roberta un sodalizio artistico che dal Teatro mi sta portando anche al Cinema con il medesimo entusiasmo creativo e culturale; per questo sono qui. Sto conoscendo il Cinema e confido di conservare, oltre ad ottimi compagni di strada, la stessa forza che mi accompagna nel mio lavoro inAccademia Perduta/Romagna Teatri – Centro di produzione Teatrale.