Intervista a Carlos Solito

Il festival sta per arrivare, fervono i preparativi, il telefono squilla in continuazione ma con Carlos è sempre un piacere parlare, confrontarsi, organizzare e a volte salutarsi con una frase in dialetto.
Se sabato 19 settembre presenteremo il festival in Expo è grazie a lui e alla Casillo Group che ci ha invitati e ci ospiterà a Milano.
Dalle parole di Carlos si capisce che la Puglia se la porta dentro con passione, affetto e a volte anche con un po’ di sana lettura oggettiva. D’altronde amare una terra, questa terra, vuol dire analizzare tutto di essa.

Sei fotografo, scrittore e regista.
Quando devi raccontare una storia che ti sta a cuore come scegli la forma del racconto?
La forma del racconto è decisamente invisibile, o meglio è la somma di una serie di percezioni. Raccontare una storia è dare un senso narrativo ai sensi.

carlosCinema del reale o cinema di finzione, quale ti rispecchia di più?
Tutto è realtà, tutto tutto tutto. Anche le forme di finzioni più assurde sono una metamorfosi, morbosa o ovvia, di un evento di un vissuto di un’esperienza reale. Mettiamola così, mi piace condire la finzione con il reale, è come mangiare un buon piatto di orecchiette e grattuggiarci sopra del cacioricotta.

Sei anche un travel blogger.
Qual è il tuo rapporto con il web ed i social? 
Pensi che i medi digitali possano aiutare un mestiere artistico come il tuo?

Il web, i social, l’infinita trama della rete è uno straordinario spazio nel quale proiettare le espressioni creative di ognuno di noi. Il bello di questa dimensione virtuale è che cambia e connota la realtà in relazione a tutta una serie di parametri. Oggi ci sono bloggers, twitstars, instagramers e youtuber che, nei loro più o meno interessanti spazi e profili sulla rete, creano l’attenzione su se stessi o creativi che altrimenti, se solo immaginiamo all’era senza internet, non avrebbero avuto un modo per proporsi a platee lontane dal proprio quartiere e/o giri di amici. In passato, come oggi, chi ha voglia di provare, scommettere, mettersi in gioco, confrontarsi, arrivare a lanciare un messaggio (in qualunque arte sia declinato) non può ignorare la realtà della virtualità web. Ognuno è figlio del proprio tempo.

Sei un talento tarantino.
Calvino scriveva “di una città non godi le sette o le settantasette meraviglie ma la risposta che dà ad una tua domanda”.
Bene, Taranto ha mai saputo rispondere ad una tua domanda? Se si, a quale?
Taranto ha saputo, da subito, rispondere a una mia domanda. Ho iniziato a scrivere a 10 anni e a 16 anni ho pubblicato il mio primo romanzo per un editore leccese che ho venduto porta a porta in provincia. Capii quanto potesse essere difficile ambire a vivere da quella mia passione nel mio luogo natio. Ecco, Taranto e Grottaglie hanno subito risposto a una mia domanda all’epoca: qualsiasi cosa avessi voluto fare in tal senso, soprattutto con l’ambizione di farne un lavoro, era il luogo meno indicato dove farlo.
Non prendiamoci in giro, siamo impreparati a una certa cultura basti pensare che gli enti pubblici finanziano ancora le sagre ignorando un nuovo, incalzante, potente, linguaggio artistico quale quello del cinema. E aggiungo: ci sono amministratori e assessori di cultura che tutto sono tranne che persone di cultura. Detto questo, però, i nostri luoghi (Taranto, Grottaglie, la provincia intera) sono dei contenitori di storie e luoghi incantevoli: è come se fossero pagine di un immenso libro – chiamato Puglia – da sempre pronto per essere letto, interpretato, raccontato.