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Intervista a Daniele Ciprì

Daniele Ciprì, regista e direttore della fotografia,  è il presidente di giuria di questa terza edizione e per conoscerlo un po’ meglio gli abbiamo posto la nostra “classica” domanda.

Se comparisse il genio della lampada, quali sarebbero i tuoi 3 desideri?

1. Una passeggiata con Stanley Kubrik

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2. Una cena con John Ford

3. Una chiacchierata con Don Siegel

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Se volete sapere il perchè di queste scelte non vi resta che partecipare al festival. Daniele Ciprì sarà con noi a Taranro sabato 6 e domenica 7 maggio.
Inoltre domenica mattina, alle 10.00 presso la Lega Navale di Taranto, è previsto un incontro informale con il regista . Occasione buona per porgli delle domande.

 

Intervista a Gianni Cannizzo, regista di “Viaggio con Riccardoterzo”

Queste sono le ore più concitate. Incastrare gli arrivi di tutti i registi, gli ospiti ed i giurati è l’ultimo step prima dell’inizio del festival previsto per domani mattina.
Ma il bello è che non si perde mai occasione di interrogarsi su qualcosa quando si parla con gente di questo spessore.
E ieri, tra un indirizzo di hotel ed un numero di telefono del taxi, ci siamo concessi un momento di approfondimento con Gianni Cannizzo che regalerà a Taranto e al nostro festival l’anteprima del suo film.

Visto da vicino nessuno è normale” così Roberta Torre ha sintetizzato il suo lavoro con attori e pazienti. E tu condividi lo stesso pensiero?

Certamente non posso che condividerlo. “Visto da vicino nessuno è normale” è una frase di Franco Basaglia che è stata inserita da Roberta Torre nello spettacolo Insanamente Riccardo III per lo straordinario messaggio che veicola e come omaggio a questo grande personaggio che tanto ha fatto per la psichiatria in Italia.
Da subito la frase è divenuta un po’ il nostro motto.
10487431_499711210159021_4418627885242196432_nCiò che bisogna sapere è che per questo spettacolo la regista ha scelto di lavorare con una compagnia mista cioè composta in parte da attori professionisti ed in parte da pazienti psichiatrici o come lei preferisce distinguerli “attori impazienti” ed “attori pazienti” . Quest’ultimi sono gli assoluti protagonisti, lo spettacolo è stato cucito su di loro. Lavorare con loro e poterli conoscere ci ha portato giorno dopo giorno a riflettere sul concetto di “normalità” un concetto a dir poco sfuggente, direi quasi fumoso e quindi grazie a loro posso dire che certamente visto da vicino nessuno è normale.

Durante lo sviluppo di questo progetto e delle riprese, sei rimasto sorpreso da qualcosa in particolare?

In questo spettacolo il mio ruolo è stato doppio infatti prima di diventare regista del documentario “Viaggio con RiccardoTerzo” ho lavorato come aiuto regia, un lavoro che mi ha messo a stretto contatto con gli attori. Molti dei pazienti psichiatrici non avevano mai intrapreso nessuna attività teatrale e si ritrovavano così catapultati in un’attività assolutamente inedita che li riempiva di ansie e paure. Ciò che mi ha stupito è stata l’evoluzione che queste persone sono state capaci di fare in un tempo comunque breve. Si può parlare di almeno due aspetti sorprendenti e cioè quello “artistico” e quello “clinico”. Artisticamente grazie al lavoro di Roberta Torre che con sensibilità li ha guidanti lungo un percorso creato per loro e con loro sono stati capaci di liberarsi dalle inibizioni e dalle catene che spesso non ci permettono di esprimerci pienamente divenendo replica dopo replica sempre più padroni della scena, alcuni di loro addirittura facendosi notare per delle doti recitative di spessore. Dal punto di vista clinico parallelamente gli psichiatri ci informavano di miglioramenti davvero oltre le più rosee aspettative. Questa doppia anima mi interessò a tal punto che quando ci invitarono all’Edge Festival che si svolgeva a Milano e più precisamente al Piccolo Teatro decisi di comune accordo con Roberta Torre di lasciare il mio ruolo d’aiuto regia per armarmi di macchina da presa e filmare questo strordinario viaggio.

Pensi che questo tipo di lavoro possa abbattere le barriere culturali legate alla diversità?

Per rispondere a questa domanda devo prima fare una dovuta precisazione. La presenza di pazienti psichiatrici nella compagnia non era legato ad un tentativo di fare teatro-terapia o altre tipologie di arte applicate alla medicina. L’operazione fatta da Roberta Torre è stata sian dall’inizio un’operazione prettamente artistica. Ciò che ne è conseguito anche da un punto di vista clinico è stato se vogliamo una conseguenza del buon lavoro svolto e delle caratteristiche intrinsicamente positive proprie del teatro. Detto ciò certamente un lavoro come Insanamente Riccardo III può essere un’efficace ariete capace di rompere le barriere culturali che ancora oggi sono presenti ed ingombranti.

Taranto è la città che hai scelto per l’anteprima nazionale. C’è un motivo particolare?

Devo confessare di non essere mai stato a Taranto. Con questa città ho una storia d’appuntamenti mancati. Per anni la mia famiglia ha fatto dei viaggi in Puglia visitando tra le altre anche Taranto ma ogni volta capitava qualcosa che mi impediva di partire. La presenza di Roberta Torre come presidente di giuria e la curiosità di scoprire questa città e la Puglia sono stati sicuramente i due fattori che più mi hanno convinto che il Premio Marcellino de Baggis potesse essere il luogo ideale per presentare in anteprima il mio documentario.

 

Sabato 3 ottobre alle 20.45 vi aspettiamo a Palazzo Pantaleo.

Incontro con Roberta Torre e Ruggero Sintoni

Giovedì 1 ottobre 2015 – Ore 21.00: Incontro con l’autore – Roberta Torre, Ruggero Sintoni (produttore), Antonella Gaeta (giurato)
Ore 21.15: La Notte quando morì Pasolini (durata 20’)
Ore 21.45: itiburtinoterzo (durata 25’)torre

La notte quando morì Pasolini di Roberta Torre

Il 2 Novembre 1975, in un piazzale sterrato dell’Idroscalo di Roma viene ucciso Pierpaolo Pasolini, scrittore, regista, poeta. ll 26 aprile 1976, nel processo di primo grado, viene condannato per l’omicidio Pino Pelosi, ragazzo di vita allora diciassettenne. Trent’anni dopo, nel 2005, Pino Pelosi cambia versione e accusa tre sconosciuti di cui però tace i nomi. Oggi Pino Pelosi indica i fratelli Franco e Giuseppe Borsellino, ormai deceduti, come gli autori del delitto. Aldilà delle molteplici verità di Pino Pelosi tante sono ancora le ombre che restano su uno degli episodi più oscuri e dolorosi della storia italiana. Questo è il suo racconto di quella notte.

«Qualcuno ce l’aveva a morte con lui…forse per le sue idee politiche…Non so. O per il suo essere diverso…se si può chiamare diversa una persona gay». «Lui urlava…urlava… urlava…aiutatemi aiutatemi…dio mio..poi non ho più sentito niente…e lui è cascato…» «Mi dicevano: questo è ancora vivo…passiamogli sopra con la macchina…che cazzo ce ne frega tanto è uno sporco comunista… un frocio…» …«Io avevo diciassette anni stavo là…non potevo pensare a un omicidio…pensavo a una lezione…ma un essere umano…non può piglià tante di quelle botte e riuscisse a salvà…»

itiburtinoterzo di Roberta Torre

Tiburtinoterzo è come una riserva indiana, così dice Daniele er porpo, per descrivere il suo quartiere. E il Tiburtinoterzo noto quartiere popolare di Roma, è davvero una riserva indiana, dove vivono Daniele, Jari, Emilianino, Massimo e Robertino, ragazzi di vita con il mito della bella vita fatta di soldi facili, cocaina a fiumi e notti passate sul raccordo a guidare senza meta. Sullo sfondo Roma e le sue tante strade, il suo presente e futuro carico di aspettative. Come un miraggio. È un mondo dove il futuro è il tempo che non si sa se verrà mai, dove solo il presente vale e tutto deve essere qui e ora, bruciato in fretta e poi di nuovo a correre sul raccordo. In questa corsa verso non si sa dove i nostri si raccontano, ridono, piangono aspettano, pensano ai sogni di ragazzini e alle aspettative da uomini, alle rapine, alle donne, alle partite di pallone che si facevano da bambini, solo uno o due anni prima. Ora che la galera è una delle possibilità l’altra non si sa bene quale sia. Questi ragazzi di vita, alle soglie del terzo millennio, poco e molto hanno in comune con quelli che il poeta Pierpaolo Pasolini ci raccontava nei suoi film e nei suoi libri. Ma qualcuno di loro lo conosce e se n’è fatto un’idea precisa, come Daniele: “Pasolini sì che è stato un bello stratega, lui aveva già previsto tutto”, peccato che poi c’è rimasto impicciato”.iTiburtinoTerzo1

Roberta Torre (regista)

Roberta Torre nasce a Milano. Si laurea in filosofia e frequenta la Civica Scuola di Cinema e Televisione, dove si specializza in regia. Si diploma quindi in recitazione e drammaturgia alla scuola d’arte drammatica Paolo Grassi. I suoi primi lavori sono cortometraggi che ottengono subito premi in numerosi festival di cinema nazionali e internazionali. La cifra stilistica che li percorre è costantemente quella di una stretta commistione tra documentario e finzione, dove la realtà più cruda è mescolata a toni teatrali e stranianti. Ricordiamo tra questi Angelesse, ritratti di donne della periferia palermitana, Spioni, reportage sui bambini di Borgo Nuovo e la mafia, La vita a volo d’Angelo, video-ritratto del popolare cantante Nino D’angelo, Hanna Schygulla, ritratto-intervista dell’attrice musa di Fassbinder e ancora Palermo Bandita, documento-reportage sui ragazzi di Brancaccio, il cielo sotto Palermo, interviste con detenuti dell’Ucciardone. Questo percorso trova il suo punto d’arrivo nel 1997 in Tano Da morire, suo primo lungometraggio, un particolarissimo musical che ritrae la mafia e le sue abitudine attraverso le gesta di attori non professionisti. Il film, presentato alla Settimana della Critica del Festival di Venezia,ottiene un grande successo di critica e pubblico e vince molti premi tra cui tre David di Donatello, uno dei quali va alle musiche di un rinnovato Nino D’angelo. A questo segue Sud Side Stori(2000), interpretato da centinaia di immigrati africani che racconta le gesta trasfigurate di una coppia di odierni Romeo e Giulietta.Per questo film cura anche la scenografia, le musiche e i testi, in collaborazione con Gino De Crescenzo, Pacifico, e Dannys Bowell, arrangiatore di Linton Kwesi Johnson. Il suo terzo film, Angela è un melodramma dai toni classici. Il film viene presentato alla Quinzaine des Realizateurs di Cannes nel 2002 e segna l’esordio cinematografico di Donatella Finocchiaro, scelta dopo centinaia di provini tra attrici sconosciute. Il film ottiene un notevole successo in vari paesi stranieri, esce nelle sale in Francia, negli Stati Uniti e in Spagna e vince molti premi in festival internazionali (Tokio, Mosca) Nel 2006 realizza Mare Nero, un noir interpretato da Luigi Lo Cascio ed Anna Mouglalis che racconta il viaggio infernale di un ispettore fuori dagli schemi alle prese con il demone del dubbio e del tradimento. Il film viene presentato al festival internazionale di Locarno e successivamente all’International Film di Mosca e al Pifan Film Festival a Seul, Korea. Nel 2007 nasce la sua casa di produzione, Rosettafilm, con la quale produce e realizza nel 2008 un film reportage sulle borgate di Roma, Itiburtinoterzo e un documentario intervista sulla morte di Pierpaolo Pasolini, La notte quando è morto Pasolini. Nel 2009 produce e realizza il film I baci mai dati, in collaborazione con Nuvolafilm.

 

Ruggero Sintoni (produttore)

Dopo una prima esperienza artistica con il Living Theatre, si diploma all’Accademia Antoniana di Arte Drammatica di Bologna nel 1981. Nel 1982 fonda, con Claudio Casadio, la compagnia Accademia Perduta/Romagna Teatri, per la quale produce numerosi spettacoli di teatro per ragazzi, ospitati in tournée in Teatri e festival di Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Svizzera, Belgio, Germania[2][3][4][5][6].

Nel 1994 e 1995 frequenta il master Gestione delle Attività Artistiche e Culturali presso la S.D.A. – Università Bocconi di Milano e, dal 1998, è invitato in veste di docente per corsi di formazione professionale presso la medesima Università ed altre quali l’Alma Mater Studiorum di Bologna.

È co-direttore artistico, con Claudio Casadio, della Rete dei piccoli e medi Teatri della Romagna che comprende: il Teatro Masini di Faenza (RA), il Teatro Goldoni di Bagnacavallo (RA), il Comunale di Cervia (RA), il Piccolo di Forlì (FC), il Dragoni di Meldola (FC). Dal 2012 è co-direttore artistico, con Claudio Casadio, Lorenzo Bazzocchi (Masque Teatro) e Claudio Angelini (Città di Ebla) del Teatro Diego Fabbri di Forlì (FC)[7].

Nel 1993 e 1997 è ideatore di “Teatri per la verità”, rassegne di spettacoli programmati nei Teatri romagnoli di cui è direttore artistico, i cui incassi sono stati devoluti all’Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica. Per la stessa Associazione produce, nell’ambito di Bologna 2000 Capitale Europea della Cultura, “I-tigi Canto per Ustica” con Marco Paolini ed il Quartetto Vocale Giovanna Marini e Ultimo volo – Orazione Civile per Ustica (2007), opera di teatro musicale di Pippo Pollina. Nel 2003 è anche fondatore, con l’Associazione Scenario e l’Associazione dei Parenti delle vittime della strage di Ustica, del Premio Ustica per il Teatro d’impegno civile e sociale.

Nel 2004 viene eletto Presidente dell’Associazione delle Imprese dello Spettacolo dal vivo dell’AGIS Emilia-Romagna, carica per la quale sarà rieletto nel 2009. Ancora nel 2004 lo spettacolo Maggio ’43, monologo di Davide Enia che rievoca i bombardamenti su Palermo nel secondo conflitto mondiale.

Oltre al teatro ragazzi e al teatro d’impegno civile e sociale, dal 2004 è produttore di spettacoli di nouveau cirque e circo sociale e di progetti culturali dedicati alla spiritualità. Per quanto riguarda il nouveau cirque, ha ideato una forma di circo/teatro di piazza con artisti e acrobati che si esibiscono interagendo con palazzi e monumenti architettonici. Nell’ambito del circo sociale ha ideato per il Comune di Bagnacavallo (RA), dal 2007 al 2012, Il Circo della Pace, un progetto che ha avuto per protagoniste diverse realtà e scuole di circo sociale del mondo: Parada e i ragazzi Bucarest, Sarakasi e gli acrobati di Nairobi, il colombiano Circo para Todos di Calì, Fondazione Mobile Mini Circus for Children di Kabul e gli artisti del progetto Homeless dell’Europa dell’est. Quest’ultimo progetto, nato appositamente per Il Circo della Pace, è stato vincitore del bando Cultura 2007-2013 della Commissione europea[8]. Per ciò che concerne i progetti culturali dedicati alla spiritualità, ha prodotto lo spettacolo La Passione di Mario Luzi e Natività a Faenza, uno show di architettura visuale proiettato sulla facciata anteriore del Teatro Masini di Faenza e invitato, nel 2009, al Festival della Spiritualità di New York (in occasione del quale lo spettacolo è stato rappresentato sulla facciata del Palazzo del Consolato Italiano a Park Avenue) e DivinaMente Roma (in questo caso l’edificio che ha ospitato la proiezione è stato Palazzo Valentini, vicino a Piazza Venezia)[9].

In ambito cinematografico, nel 2009, ha co-prodotto con RosettaFilm due documentari diretti dalla regista Roberta Torre: La notte quando è morto Pasolini e Itiburtinoterzo, presentati in festival cinematografici internazionali tra cui il Film Festival di Locarno[10].

Nel 2010 collabora con le amministrazioni dei Comuni di San Leo, Novafeltria, Pennabilli, Sant’Agata Feltria, Verucchio, per la progettazione della Rete dei Teatri della Valmarecchia in provincia di Rimini.Nel 2012 progetta per il Comune di Cervia l’evento “La Rotta del Sale” in occasione delle celebrazioni per il Centenario di Milano Marittima.Nel 2012, con Accademia Perduta/Romagna Teatri, co-produce con il Teatro Stabile del Veneto la pièce Oscura immensità, scritta da Massimo Carlotto, interpretata da Claudio Casadio e Giulio Scarpati e diretta da Alessandro Gassmann.Nel giugno del 2013 è tra i soci fondatori di Assoteatro.
In quanto esperto di marketing territoriale, nel 2013 collabora con il Comune di Faenza per il restauro e la riapertura del Ridotto del Teatro Masini.

Nel 2014, con Accademia Perduta/Romagna Teatri co-produce con Teatro e Società e CSS di Udine Il mondo non mi deve nulla di Massimo Carlotto, spettacolo interpretato da Pamela Villoresi e Claudio Casadio, diretto Francesco Zecca.

Nel 2014 è chiamato come Docente alla S.D.A. Bocconi Milano nell’ambito del progetto “Le Istituzioni Culturali in Italia: assetti e gestione” realizzato per il Ministero della Cultura e i Direttori delle principali Istituzioni museali e teatrali della Federazione Russa.

Incontro con l’autore: Prof. Francesco Saverio Nisio

Venerdì 2 Ottobrenisio 2015 ore 18.30 – Palazzo Pantaleo
Presentazione libro “Manoel de Oliveira. Cinema, parola, politica” di Francesco Saverio Nisio
Ospiti presenti: Prof. Francesco Saverio Nisio; Angelo Amoroso d’Aragona, Curatore del Patrimonio Mediateca Regionale Pugliese coordina Guido Gentile, giornalista e critico cinematografico (SNCCI)

Nato nel 1908 a Porto (Portogallo), città dove vive da sempre, Oliveira gira il primo film nel 1931, il muto Douro Faina Fluvial consacrato al lavoro dell’uomo e della donna sul fiume Douro. Nello stesso anno anche Vigo realizza la sua opera prima: Oliveira accompagna la storia del cinema come un’ombra e al contempo vi contribuisce – a volte la precede, aprendo nuove strade. Nel 1963, sotto la dittatura di Salazar alla quale ha opposto resistenza, è suo il primo film politico portoghese, Acto da Primavera, due anni prima del Vangelo di Pasolini: la Passione secondo una tradizionale recita popolare, ricostruita esibendo gli artifici del cinema (i suoi «Misteri») nonché, nel finale, i disastri della guerra, la Passione in tutte le guerre. Oliveira tornerà spesso su temi storici, riflettendo in modo anche critico sulla mitologia politica portoghese: NON ou a Vã Glória do Mandar (1990), Palavra e Utopia (2000), O Quinto Império (2005).
Solo a sessantatre anni, con la dittatura in declino, prende avvio per lui una regolare carriera artistico-produttiva: i primi dieci anni vengono dedicati a quattro opere sulla relazione fra i sessi, girate in collaborazione con scrittori portoghesi quali Régio e la Bessa-Luís: O Passado e o Presente (1972), Benilde ou a Virgem-Mãe (1975), Amor de Perdição Normal 0 14 (1978), Francisca (1981). L’ultimo è il film col quale è consacrato all’estero, la critica menziona Buñuel, Dreyer, Bresson, Straub: Oliveira è infine fra i suoi pari, il futuro mostrerà che in qualche caso ha anche fatto un passo in più. Il regista è ora invitato regolarmente ai principali festival inanellando un film all’anno, fino a Cannes 2010 con O Estranho Caso de Angélica, progetto degli anni Cinquanta infine realizzato. Nel 1985 ha filmato Le soulier de satin da Claudel, durata ore sette; è del 1991 una Divina Comédia collocata in una casa per alienati mentali; nel 2003 gira Um Filme Falado, di ambientazione mediterranea e film-kamikaze – anche questa, a suo modo, una prima nella storia del cinema (politico). Ha diretto attori del calibro di Mastroianni, Deneuve, Malkovich, Piccoli, oltre ai conterranei Cintra e la splendida Leonor Silveira, «la miglior Bovary di tutti i tempi» in Vale Abraão (1993). Ha reso omaggio a Chaplin nella Lisbon Story di Wenders. Oggi, e da sempre, è il maggior regista portoghese nonché, insieme a Saramago, l’artista del suo paese più conosciuto all’estero. I suoi film soffrono il doppiaggio, il formato televisivo, la disattenzione dello sguardo: cinema da vedere col cuore e da ascoltare con la mente, un passo al di là di Kubrick…

Francesco Saverio Nisio vive a Bari ed è professore associato di Filosofia del diritto nell’Università di Foggia. Scrive di filosofia, diritto, sociologia & arte cinematografica su riviste italiane e straniere. Ha pubblicato vari volumi nei quali cinema e film sono ben presenti, come pure nella sua attività didattica: La massa del diritto (1994), Comunità dello sguardo. Halbwachs, Sgalambro, Cordero (2001), Jean Carbonnier. Regards sur le droit et le non-droit (2005, in italiano 2002), Manoel de Oliveira. Cinema, parola, politica (2010). È stato il curatore del volume dedicato al primo critico cinematografico pugliese: Piero Virgintino critico cinematografico (2012). Negli anni, oltre ad aver contribuito alla nascita ed all’affermarsi di manifestazioni regionali di respiro internazionale quali Balafon, Mediterranea, Le voci dell’anima e FilmStage, ha diretto la giuria cortometraggi del Foggia Film Festival (2004-2006) ed ha coordinato stages con Angelopoulos, Gitai, Emmer, de Oliveira, Greenaway.

In viaggio con Riccardo, un film di Gianni Cannizzo

IN-VIAGGIO-CON-RICCARDO Quando abbiamo iniziato il viaggio con i pazienti psichiatrici e gli attori di questo spettacolo non sapevamo dove ci avrebbero portato. E nel corso dei due anni che abbiamo passato con loro non pensavamo saremmo arrivati così lontano.
Questo è il racconto del viaggio fatto a Milano per la messinscena dello spettacolo Insanamente RiccardoTerzo della regista Roberta Torre al Piccolo Teatro Studio, nel novembre del 2013 e la narrazione appassionata delle prove e dei retroscena che hanno accompagnato questa tappa importante del progetto.
Insanamente RiccardoTerzo è uno spettacolo che Roberta ha fortemente voluto e costruito mescolando le esperienze di attori e pazienti psichiatrici e che ha portato alla nascita di una vera e propria compagnia teatrale.
Il film è una testimonianza dietro e davanti le quinte di questi momenti vissuti e della loro trasformazione in spettacolo. Le prove si intrecciano nella narrazione in modo molto stretto con l’esito finale e con lo spettacolo e raccontano esitazioni dubbi emozioni e sospensioni preziose di un viaggio appassionante ai confini del teatro e della fragilità umana.
In viaggio con Riccardo Di Gianni Cannizzo
Musiche originali di Enrico Melozzi
Produzione : Poikilia , Teatro della Torre
Distribuzione : Teatro della Torre
Fotografie di scena di Paolo Galletta

Sabato 3 ottobre – Palazzo Pantaleo
Ore 20.45: Incontro con l’autore – Gianni Cannizzo (regista), Alfredo Traversa (direttore artistico), Roberta Torre (presidente di giuria)

 

Incontro con l’autore: Carlo Gabardini

Fossi in te, io insisterei - Gabardini“Ciao papà, non so se ti spedirò mai questa lettera, ma intanto la scrivo. Ti devo dire delle cose perchè qua la qualità della vita si fa complessa ed è sempre più difficile capire, restare lucidi, trovare un senso, interrogarsi sulla felicità.”

Inizia così la lettera di Carlo G. Gabardini al padre.
Una lettera che è il dialogo a lungo rimandato fra un figlio diventato adulto ed un padre troppo esemplare e troppo amato a cui, chi scrive, deve dire addio per affrontare la vita ancora da vivere.

“Fossi in te insisterei” è un racconto intimo e coraggioso, ironico e struggente, in cui è impossibile non riconoscersi!

Carlo G. Gabardini, attore e autore, è nato a Milano. E’ stato autore di “cameracafé”, dove ha interpretato il personaggio di Olmo. è tra i fondatori del “milanofilmfestival”, è stato autore degli spettacoli teatrali di Paolo Rossi ed è conduttore per radio 24. Il suo video “La marmellata e la nutella (ci si innamora di chi ci s’innamora)” ha avuto più di 400.000 visualizzazioni.
Questo è il suo primo libro.

Sabato 3 ottobre 2015 – ore 19.00
Palazzo Pantaleo – Sala Overlook Hotel
Ospiti: Carlo Gabardini; Filippo Pretolani, editore digitale

Intervista a Ruggero Sintoni

Ruggero SintoniLei è un uomo di teatro, ha fondato l’Accademia Perduta Romagna Teatri, ma c’è un’aspetto del cinema del reale che l’affascina? Se si, quale?
Mi intrigrano e mi affascinano tutte le opere che sono capaci di restituirci verità o conoscenza.
Tutte le arti possono avere questa funzione; è solo una delle tante, ma è quella che affrontiamo in questo momento di cinema documentario. Mi piace molto quel cinema che, prevaricando la cronaca, diventa impegno civile e coscienza critica. Il nostro tempo ed i suoi strumenti audiovisivi sono strapieni di informazioni, ma diversa è la conoscenza di cui tutti abbiamo necessità. il caso dell’attentato all’11 settembre è emblematico: radio, televisioni, satelliti, internet e quant’altro ci mostrarono a pochi minuti dal disastro quanto era accaduto; nonostante tutti sapessimo tutto, a tutt’oggi non abbiamo ancora capito. Sappiamo, ma non conosciamo.
Ha “debuttato” come produttore cinematografico con i documentari di Roberta Torre, “La notte quando morì Pasolini e “itiburtinoterzo”.
Quali sono i motivi che l’hanno spinta ad investire in questo progetto?
In realtà, io e Roberta Torre, stavamo prendendo appunti (alla maniera di Roberta, ovvero per immagini…)per uno spettacolo teatrale con Claudio Casadio, che affrontasse, il peso di chi si trova sulle spalle un’eredità non cercata e Pelosi, “la rana”, ne era esempio emblematico.
La Torre, che non è regista di superficie, ma che per consegnari un’estetica autentica e originale, aveva avuto curiosità e necessità di incontrare decine di volte Pino Pelosi, propose di mettere “in immagini” il suo racconto e lo riprese nelle anguste cantine del palazzine della madre dove c’erano anche oggetti della sua infanzia fra cui il triciclo. Ma c’era anche la necessità di presentare e raccontare “nuovi” ragazzi di vita, quelle delle generazioni successive a Pelosi.
Cosi sono nati questi due docufilm che da Locarno in poi hanno fatto il giro del mondo nei festival più importanti, ma che hanno riportato nuovamente all’attenzione dell’informazione una delle vicende più oscure e tristi che ha fatto morire uno degli Artisti più grandi del secolo scorso.
Sta portando avanti altri progetti cinematografici ? Che difficoltà incontra nella distribuzione?
Da “La notte quando morì Pasolini” e “itiburtinoterzo” è nato tra me e Roberta un sodalizio artistico che dal Teatro mi sta portando anche al Cinema con il medesimo entusiasmo creativo e culturale; per questo sono qui. Sto conoscendo il Cinema e confido di conservare, oltre ad ottimi compagni di strada, la stessa forza che mi accompagna nel mio lavoro inAccademia Perduta/Romagna Teatri – Centro di produzione Teatrale.

Intervista a Carlos Solito

Il festival sta per arrivare, fervono i preparativi, il telefono squilla in continuazione ma con Carlos è sempre un piacere parlare, confrontarsi, organizzare e a volte salutarsi con una frase in dialetto.
Se sabato 19 settembre presenteremo il festival in Expo è grazie a lui e alla Casillo Group che ci ha invitati e ci ospiterà a Milano.
Dalle parole di Carlos si capisce che la Puglia se la porta dentro con passione, affetto e a volte anche con un po’ di sana lettura oggettiva. D’altronde amare una terra, questa terra, vuol dire analizzare tutto di essa.

Sei fotografo, scrittore e regista.
Quando devi raccontare una storia che ti sta a cuore come scegli la forma del racconto?
La forma del racconto è decisamente invisibile, o meglio è la somma di una serie di percezioni. Raccontare una storia è dare un senso narrativo ai sensi.

carlosCinema del reale o cinema di finzione, quale ti rispecchia di più?
Tutto è realtà, tutto tutto tutto. Anche le forme di finzioni più assurde sono una metamorfosi, morbosa o ovvia, di un evento di un vissuto di un’esperienza reale. Mettiamola così, mi piace condire la finzione con il reale, è come mangiare un buon piatto di orecchiette e grattuggiarci sopra del cacioricotta.

Sei anche un travel blogger.
Qual è il tuo rapporto con il web ed i social? 
Pensi che i medi digitali possano aiutare un mestiere artistico come il tuo?

Il web, i social, l’infinita trama della rete è uno straordinario spazio nel quale proiettare le espressioni creative di ognuno di noi. Il bello di questa dimensione virtuale è che cambia e connota la realtà in relazione a tutta una serie di parametri. Oggi ci sono bloggers, twitstars, instagramers e youtuber che, nei loro più o meno interessanti spazi e profili sulla rete, creano l’attenzione su se stessi o creativi che altrimenti, se solo immaginiamo all’era senza internet, non avrebbero avuto un modo per proporsi a platee lontane dal proprio quartiere e/o giri di amici. In passato, come oggi, chi ha voglia di provare, scommettere, mettersi in gioco, confrontarsi, arrivare a lanciare un messaggio (in qualunque arte sia declinato) non può ignorare la realtà della virtualità web. Ognuno è figlio del proprio tempo.

Sei un talento tarantino.
Calvino scriveva “di una città non godi le sette o le settantasette meraviglie ma la risposta che dà ad una tua domanda”.
Bene, Taranto ha mai saputo rispondere ad una tua domanda? Se si, a quale?
Taranto ha saputo, da subito, rispondere a una mia domanda. Ho iniziato a scrivere a 10 anni e a 16 anni ho pubblicato il mio primo romanzo per un editore leccese che ho venduto porta a porta in provincia. Capii quanto potesse essere difficile ambire a vivere da quella mia passione nel mio luogo natio. Ecco, Taranto e Grottaglie hanno subito risposto a una mia domanda all’epoca: qualsiasi cosa avessi voluto fare in tal senso, soprattutto con l’ambizione di farne un lavoro, era il luogo meno indicato dove farlo.
Non prendiamoci in giro, siamo impreparati a una certa cultura basti pensare che gli enti pubblici finanziano ancora le sagre ignorando un nuovo, incalzante, potente, linguaggio artistico quale quello del cinema. E aggiungo: ci sono amministratori e assessori di cultura che tutto sono tranne che persone di cultura. Detto questo, però, i nostri luoghi (Taranto, Grottaglie, la provincia intera) sono dei contenitori di storie e luoghi incantevoli: è come se fossero pagine di un immenso libro – chiamato Puglia – da sempre pronto per essere letto, interpretato, raccontato.

 

 

Intervista a Roberta Torre

Quest’anno abbiamo il piacere di ospitare a Taranto Roberta Torre e di averla tra noi come presidente di giuria. Avremmo voluto porle tante domande sui suoi lavori teatrali, sui suoi romanzi, sul suo modo di raccontare la realtà attraverso il cinema, ma davanti ad un personaggio così eclettico, così importante tutto ci sembrava banale.
E allora le abbiamo dato carta bianca.
Le abbiamo fatto una domanda aperta.

Se comparisse il genio della lampada, quali sarebbero i tuoi 3 desideri?

1. Una sera a cena con Salvator Dalì e Federico Fellini nella casa della Fata Turchina di Pinocchio, Charlie Parker al sax

primo-desiderio
2. Una sera a cena con Andy Wharhol e Marylin Monroe al Chelsea Hotel , Bob Dylan singing
secondo
3. una sera a cena da Betto e Mary con Pasolini e Totò,Ella Fitzgerald al microfono.
terzo
That’s all.